domenica 11 settembre 2011

Fede e patriottismo di Ester

Nessun dubbio che le donne nella Scrittura siano protagoniste di rilievo. Seguendo il consiglio di Benedetto XVI, un altro “libretto” ci offre la possibilità di appurare ciò. Si tratta del testo di Ester, che fa parte dei libri storici dell’A.T., suddiviso in appena 10 capitoli e tramandato in due forme diverse. L’una presente nel testo ebraico e l’altra, più estesa perché contiene lunghe aggiunte, nella versione greca dei LXX (Settanta). È un'opera assai cara agli Ebrei, che insieme a Rut, al Cantico dei Cantici e al Qoelet lo hanno inserito tra i cinque ''rotoli'' biblici letti in occasione di particolari festività liturgiche. In particolare, Ester è proclamato durante la festa di Purim.

L’importanza di Ester nell’economia della Scrittura è inversamente proporzionale alla estensione del libro, visto che il suo nome viene citato nella Bibbia, caso unico, ben 55 volte. Si racconta la storia di una giovane eroina di Israele, che al tempo della dominazione persiana divenne regina di Persia, con l’aiuto dello zio tutore, Mardocheo. Ester venne a conoscenza degli intrighi di corte e della cospirazione contro giudei suoi connazionali, da parte di Aman funzionario di corte, nemico giurato degli Ebrei. Ester, rivelatasi donna prudente di grande pietà e risolutezza allo stesso tempo, caratterizzata dalla sua fede e dal suo patriottismo, anziché rinchiudersi nei suoi agi regali, si dedicò al servizio delle aspirazioni e delle speranze della sua gente, salvandola appunto con la fede e la preghiera dallo sterminio. Un altro esempio per donne e uomini del nostro tempo.


sabato 3 settembre 2011

Provvidenza e prossimità di Dio

Nell’ Antico Testamento, tra i libri storici vi è quello di Tobia in cui si racconta una storia familiare: quella di Tobi, divenuto cieco , di suo figlio Tobia e dell’angelo Raffaele. Quest’ultimo, mandato da Dio, guida Tobia da Ninive alla casa di Raguele, gli fa sposare la figlia di quest’ultimo, Sara, e procura il rimedio per guarire dalla cecità il vecchio Tobi.

Un’altra storia edificante della parola di Dio, che evidenzia i doveri verso i morti e la pratica dell’elemosina. Il tutto sullo sfondo della famiglia fondata sul matrimonio e sull’azione divina, che, accettata dall’uomo, diventa provvidenza e prossimità di Dio nella vita quotidiana.

giovedì 25 agosto 2011

In compagnia di Rut, la moabita, e non solo

Durante questo tempo di ferie ho accolto il suggerimento del Santo Padre di iniziare a scoprire alcuni libri della Bibbia, che normalmente non sono conosciuti.

Il grande Papa teologo, reduce dalla memorabile esperienza della GMG madrilena, com’è nel suo stile pedagogico offre una chiara indicazione metodologica: “tenere a portata di mano, durante il periodo estivo o nei momenti di pausa, la santa Bibbia, per gustarla in modo nuovo, leggendo di seguito alcuni suoi Libri, quelli meno conosciuti e anche quelli più noti, come i Vangeli, ma in una lettura continuata. Così facendo i momenti di distensione possono diventare, oltre che arricchimento culturale, anche nutrimento dello spirito, capace di alimentare la conoscenza di Dio e il dialogo con Lui, la preghiera. E questa sembra essere una bella occupazione per le ferie: prendere un libro della Bibbia, così avere un po' di distensione e, nello stesso tempo, entrare nel grande spazio della Parola di Dio e approfondire il nostro contatto con l'Eterno, proprio come scopo del tempo libero che il Signore ci dà”.

Personalmente ho iniziato col breve libro di Rut, “ una straniera che conosce Dio e sperimenta la sua provvidenza”. Di origine moabita, Rut, alla morte del marito sposa , in applicazione alla legge del levirato, un parente di quest’ultimo. Dal suo matrimonio nasce Obed, che sarà nonno di Davide.

Una lettura edificante per capire come viene ricompensata la fiducia in Dio, la cui misericordia, estendendosi anche su una straniera, non conosce confini. Insomma, pane per questi tempi.

venerdì 12 agosto 2011

Il braccio del seminatore


"Fratelli, tenete presente questo: chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia "( 2 Cor 9, 6-7).

L'effetto della semina dipende dall'ampiezza della "bracciata". La pigrizia e l'avarizia, trattenendo il braccio, impediscono di essere solidali con gli altri e con Dio.

mercoledì 10 agosto 2011

Al mare di agosto

Non è un bel vedere e non solo da un punto di vista estetico, mentre le orecchie vengono assalite dalla logorrea dei vicini di ombrellone. E il mare per raggiungerlo devi slalomizzare tra teli, spiaggine e imprescindibili lettini. Per i comuni mortali che non hanno alternative è così, bellezza, ad agosto, al mare.

martedì 19 luglio 2011

Gemiti inesprimibili ma efficaci

Quante volte ci si blocca con la preghiera di supplica, non sapendo cosa chiedere. Ciò dipende dalla situazione personale di ciascuno, dal momento particolare di sofferenza che si vive nella fragilità umana, presi dai mille problemi che affastellano la mente. Non si sa come pregare in modo conveniente. Ma qual è il modo conveniente?

San Paolo, evocando la forza dello Spirito, ne presenta i frutti dell’intercessione : “Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.( Rm 8, 26-27).

Si tratta allora di fare spazio spazio dentro al nostro cuore allo Spirito e lasciarsi ispirare circa le cose essenziali che ci mancano e che contano davanti al Padre.

sabato 2 luglio 2011

"Senescit et se nescit"

Un vecchio non deve far dire di sé: senescit et se nescit, ossia che invecchia e non impara a conoscersi”.

Così il card. Gianfranco Ravasi ha introdotto il proprio quotidiano “Mattutino” di qualche giorno fa su Avvenire. Tratta della vecchiaia o meglio del modo come si vive quella che fino a qualche tempo si indicava come terza età e ormai, con l'aumento di aspettativa di vita, è definita quarta fase dell'esistenza. Un tema per me, vista l'anagrafe, intrigante che mi spinge ad una riflessione sul senso e sull'uso del tempo che scorre.

Al riguardo, il card. Ravasi scrive, riprendendo Alphonse Karr, vis­suto nell'Ottocento: “Se, infatti, spezziamo il verbo senescit, che è l'«invecchiare» normale, scandito dal flusso del tempo, ci troviamo di fronte a un se nescit, che è invece il verbo dell'i­gnoranza. Certo, gli anni portano con sé anche l'appannamento mentale e la de­bolezza generale dell'organismo, ma c'è un patrimonio che non dev'essere disper­so, quello appunto della sapienza, «distil­lata» passando oltre le tempeste della vi­ta, persino attraverso gli errori ma so­prattutto nella ricerca e nell'esperienza di anni”.

Sapienza distillata con il salmista (Sal 89/90) , che canta al Signore "Ai tuoi occhi, mille anni sono come il giorno di ieri che è passato" e quindi invoca "Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore".