domenica 6 luglio 2014

“Un'enciclica tra la gente”

Così l’arcivescovo di Campobasso-Bojano, Giancarlo Bregantini, presentando la visita pastorale di papa Francesco in Molise. Stefania Falasca ha  ripreso le caratteristiche delle visite pastorali del Vescovo di Roma, che costituiscono ormai la cifra di questo pontificato:
“ tutte si svolgono secondo i dettami della «cultura dell’incontro», e tutte, scandite dal tempo dedicato alle multiformi povertà, indicano quelle che sono le scelte prioritarie, privilegiando costantemente gli ultimi, i detenuti, gli ammalati, gli anziani i giovani. I viaggi e le azioni di Francesco divengono le direttrici di un neo-realismo evangelico che, emancipato da ogni pretesa di guidare i processi storici come leader di un soggetto tra gli altri, manifesta la sua consonanza con una visione fatta di studio di contesti e problemi da affrontare, ricerca di soluzioni e conciliazioni possibili, edificazione della pace, costruzione di ponti, diffusione della solidarietà, favorendo il contributo che i battezzati, in quanto cittadini, possono offrire alla costruzione della polis comune, senza creare mondi paralleli”. 

E cosi è stato in Molise, nella densa – come ci ha ormai abituati il Vescovo di Roma - giornata vissuta ieri in quella terra. A Castelpetroso, per quella che è stata definita una piccola Gmg con i giovani della regione ecclesiastica abruzzese-molisana. E poi la tappa di Isernia per incontrare i detenuti e per la solenne cerimonia d’apertura dell’anno giubilare celestiniano in onore di san Pietro del Morrone, il monaco molisano che rinunciò al papato pochi mesi dopo essere eletto col nome di Celestino V. 

Ma la visita ha visto innanzitutto, a Campobasso, nell’Università degli Studi del Molise, l’incontro con il mondo del lavoro e dell'industria. Qui il Papa ha evocato il rapporto naturale con l’ambiente che l’uomo tenta di stravolgere:

“Il restare del contadino sulla terra non è rimanere fisso, è fare un dialogo, un dialogo fecondo, un dialogo creativo. E’ il dialogo dell’uomo con la sua terra che la fa fiorire, la fa diventare per tutti noi feconda. Questo è importante. Un buon percorso formativo non offre facili soluzioni, ma aiuta ad avere uno sguardo più aperto e più creativo per valorizzare meglio le risorse del territorio. Questo è il peccato nostro: di sfruttare la terra e non lasciare che lei ci dia quello che ha dentro, con il nostro aiuto della coltivazione”.
 E, quindi, il Santo Padre si è soffermato sulla “dignità” della persona, minata dalla mancanza del lavoro.

 Ai giovani, sul Piazzale del Santuario di Castelpetroso  ha richiamato i danni portati dalla cultura del provvisorio, che non aiuta alla formazione di scelte
 “di vita stabili con legami solidi, costruiti su una roccia d’amore, di responsabilità piuttosto che sulla sabbia dell’emozione del momento”, ammonendoli a non “girare” la vita come in un labirinto e a cercare, invece , “il filo per uscire dal labirinto; cercate il filo: non si può bruciare la vita girando”. E ancora: “La cultura del provvisorio non esalta la nostra libertà, ma ci priva del nostro vero destino, delle mete più vere ed autentiche. E’ una vita a pezzi. E’ triste arrivare a una certa età, guardare il cammino che abbiamo fatto e trovare che è stato fatto a pezzi diversi, senza unità, senza definitività: tutto provvisorio”.
 Francesco, proseguendo nella sua catechesi, ha ricordato l’importanza della presenza del Signore Gesù 
“Se vuoi… seguimi”. “Solo insieme con Gesù, pregandolo e seguendolo troviamo chiarezza di visione e forza di portarla avanti. Egli ci ama definitivamente, ci ha scelti definitivamente, si è donato definitivamente a ciascuno di noi. È il nostro difensore e fratello maggiore e sarà l’unico nostro giudice. Com’è bello poter affrontare le alterne vicende dell’esistenza in compagnia di Gesù, avere con noi la sua Persona e il suo messaggio! Egli non toglie autonomia o libertà; al contrario, irrobustendo la nostra fragilità, ci permette di essere veramente liberi, liberi di fare il bene, forti di continuare a farlo, capaci di perdonare e capaci di chiedere perdono. Questo è Gesù che ci accompagna, così è il Signore!”.

sabato 28 giugno 2014

Instrumentum laboris del Sinodo dei Vescovi 2014

Nella Solennità della Natività di San Giovanni Battista, è stato presentato  in Vaticano dal card. Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo, l’Instrumentum laboris dell’assise, straordinaria, sulla famiglia che si celebrerà il prossimo ottobre. 

Nella sua presentazione il porporato ricorda le tappe del cammino insieme della Chiesa:
Nell’Assemblea Generale Straordinaria del 2014, i Padri sinodali valuteranno e approfondiranno i dati, le testimonianze e i suggerimenti delle Chiese particolari, al fine di rispondere alle nuove sfide sulla famiglia. L’Assemblea Generale Ordinaria del 2015, maggiormente rappresentativa dell’episcopato, innestandosi sul precedente lavoro sinodale, rifletterà ulteriormente sulle tematiche affrontate per individuare adeguate linee operative pastorali.e culminerà con un successivo documento finale che verrà sottoposto alle decisioni di papa Francesco.

 Il card. Baldisseri illustra genesi e sviluppi dell'Instrumentum Laboris che
nasce dalle risposte al questionario del Documento Preparatorio, reso pubblico nel mese di novembre 2013, strutturato in otto gruppi di domande riguardanti il matrimonio e la famiglia, cui è stata data ampia diffusione. Le risposte, numerose e dettagliate, sono pervenute dai Sinodi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, dalle Conferenze Episcopali, dai Dicasteri della Curia Romana e dall’Unione dei Superiori Generali. Sono pure giunte direttamente alla Segreteria Generale risposte – dette osservazioni – da un numero significativo di diocesi, parrocchie, movimenti, gruppi, associazioni ecclesiali e realtà familiari, nonché quelle di istituzioni accademiche, specialisti, fedeli ed altri, interessati a far conoscere la propria riflessione.
Quanto ai   contenuti, il testo è strutturato in tre parti.
La prima parte è dedicata al Vangelo della famiglia, tra disegno di Dio e vocazione della persona in Cristo, orizzonte entro il quale si rileva la conoscenza e la ricezione del dato biblico e dei documenti del Magistero della Chiesa, incluse le difficoltà, tra le quali la comprensione della legge naturale. La seconda parte tratta le varie proposte di pastorale familiare, le relative sfide e le situazioni difficili. La terza parte è dedicata all’apertura alla vita e alla responsabilità educativa dei genitori, che caratterizza il matrimonio tra l’uomo e la donna, con particolare riferimento alle situazioni pastorali attuali.

domenica 15 giugno 2014

Verso quale progresso?

Con piacere dedico questo spazio ad un'altra riflessione di Marco Guzzi  sul nostro tempo e sulle sue prospettive antropologiche.

" Scendendo nei temi della nostra contemporaneità, dove incontriamo oggi le direzioni di un vero progresso? Nella globalizzazione finanziaria di Bruxelles e di Wall Street o nelle rinnovate difese delle identità o dei dazi nazionali? Nell’ulteriore precarizzazione, detta “flessibilità”, del lavoro, oppure nella tutela dei “vecchi” diritti sindacali? Nella piena liberalizzazione del mercato dei corpi, degli uteri e dei materiali genetici, o nella riscoperta di una nuova ecologia dell’uomo? Nella legittimazione dei matrimoni gay, o nel considerarli “un regresso antropologico”, come dice Papa Francesco?
E nella Chiesa poi chi va per davvero in avanti e chi si sta invece semplicemente perdendo per strada? Chi nega il peccato originale, i miracoli, e la presenza del Satana nella storia, o chi riscopre il mistero di Maria entro il processo della propria liberazione? Chi è cioè per davvero “moderno”, chi sta dalla parte della vera crescita dell’uomo?
Papa Ratzinger sintetizzava così il problema nel 2010: “La questione è: in cosa il secolarismo ha ragione? In cosa dunque la fede deve far proprie le forme e le immagini della modernità. E in cosa deve invece opporre resistenza? Questa grande lotta attraversa oggi il mondo intero”. Se non inizieremo a rispondere in modo più appropriato a queste domande non potremo né rilanciare il progetto moderno di evoluzione dell’uomo, né quello cristiano che lo anima dall’interno". 

Guzzi ha tenuto tra febbraio e marzo scorsi un Corso all’Istituto di Teologia della Vita Consacrata “Claretianum”, dell’Università Lateranense di cui si riportano qui i temi affrontati:


Una Nuova Evangelizzazione per la conversione della Chiesa 
http://www.youtube.com/watch?v=GQLPII0IsnE
 La svolta antropologica dall'Io bellico all'Io relazionale
http://www.youtube.com/watch?v=S9H1usNWdqY
 Dalla rappresentazione alla realizzazione dei misteri della salvezza 
http://www.youtube.com/watch?v=D7CLZ77FT0g
 Vangelo della Nuova Umanità: nuovi itinerari iniziatici 



domenica 8 giugno 2014

Nella vita non accontentarsi di un “pareggio” mediocre

Piazza S. Pietro e via della Conciliazione ieri sono diventati come uno stadio immenso, anzi un vero villaggio dello sport con campi di calcio a 5, da basket e volley, animati da decine di migliaia di persone, in particolare giovani,provenienti da tutta Italia in occasione della celebrazione del 70° anniversario del Centro Sportivo Italiano. 

Evento che ha visto il suo culmine nel pomeriggio con l’incontro con Papa Francesco, il quale, dopo avere assistito ad alcune esibizioni sportive, ha rivolto un intenso discorso  per sottolineare la dedizione del Csi nel promuovere lo sport come esperienza educativa. 

Nell’evidenziare, quindi, l’intrinseca dimensione educativa, con la scuola, dello sport, il Papa ha evocato l’importanza del lavoro per affrancare i giovani dalle dipendenze della droga o dell’alcol. 

Ma quale sport? Qui Francesco è stato chiaro e diretto: “E’ importante, cari ragazzi, che lo sport rimanga un gioco! Solo se rimane un gioco fa bene al corpo e allo spirito. E proprio perché siete sportivi, vi invito non solo a giocare, come già fate, ma c’è qualcosa di più: a mettervi in gioco nella vita come nello sport. Mettervi in gioco nella ricerca del bene, nella Chiesa e nella società, senza paura, con coraggio ed entusiasmo. Mettervi in gioco con gli altri e con Dio; non accontentarsi di un “pareggio” mediocre, dare il meglio di sé stessi, spendendo la vita per ciò che davvero vale e che dura per sempre. Non accontentarsi di queste vite tiepide, vite “mediocremente pareggiate”: no, no! Andare avanti, cercando la vittoria sempre!”. 

E per fare questo, occorre anche dell’altro: “Vi auguro anche di sentire il gusto, la bellezza del gioco di squadra, che è molto importante per la vita. No all’individualismo! No a fare il gioco per se stessi. Nella mia terra, quando un giocatore fa questo, gli diciamo: “Ma questo vuole mangiarsi il pallone per se stesso!”. No, questo è individualismo: non mangiatevi il pallone, fate gioco di squadra, di équipe. Appartenere a una società sportiva vuol dire respingere ogni forma di egoismo e di isolamento, è l’occasione per incontrare e stare con gli altri, per aiutarsi a vicenda, per gareggiare nella stima reciproca e crescere nella fraternità”. 

Sono particolarmente grato per queste parole, che rappresentano un richiamo sempre attuale per la mia esperienza da dirigente, vissuta per circa 20 anni della mia giovinezza nel Csi a Messina .

mercoledì 28 maggio 2014

Vince la speranza contro la rabbia

In due giorni fiumi di parole si sono già spesi per descrivere l’epocale vittoria del Pd nella tornata elettorale di domenica alle europee, condita coi risultati favorevoli anche laddove si è votato per le amministrative. 

In un colpo solo Matteo Renzi e il Pd hanno restituito al mittente un sonoro “vaffa” col risultato delle urne che ha assegnato il 40,8 dei suffragi ai democratici e lasciando dietro di quasi venti punti il M5S. 

La maggioranza relativa degli italiani, che ha partecipato al voto, con la testa e col cuore ha premiato la governabilità per contare di più in Europa. Ed era quello che Renzi aveva predicato in questi mesi, adoperandosi per passare dalle parole ai fatti. Ed è stato creduto. 

Adesso si può dire: vincendo da solo e realizzando quella vocazione maggioritaria connaturata, piaccia o non piaccia, allo stesso Pd, visto come baricentro di un sistema di governo. Buon lavoro presidente.

giovedì 22 maggio 2014

"Unità nella diversità"

Domenica prossima saremo chiamati a votare per il rinnovo del Parlamento europeo. Più che mai la partecipazione al voto è d’obbligo quando i nostri destini dipendono da quelli degli altri Paesi dell’Ue e viceversa. 

E infatti, si è sulla stessa barca: Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Danimarca, Irlanda, Regno Unito, Grecia, Portogallo, Spagna, Austria, Finlandia, Svezia, Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Rep. Ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Bulgaria, Romania, Croazia. 

E proprio il motto dell'Unione europea "Unità nella diversità" ci aiuta a ricordare come attraverso l'UE, si è riusciti a vivere per la prima volta in pace a 70 anni dall’ultimo conflitto che ha insanguinato il continente, conservando nel contempo la ricchezza delle diverse culture, tradizioni e lingue. 

Una ragione più che valida per opporsi col voto a chi predica, urlando e inveendo col turpiloquio, lo sfascio. Per dirla con Gad Lerner,  "Il dissolvimento dell’unione politica e monetaria -predicato dai vari movimenti populisti e no-euro- accelera la frantumazione preparando un destino di irrilevanza e povertà. L’integrazione federale, la nascita degli Stati Uniti d’Europa, restituirebbe forza contrattuale al vecchio continente che detiene ancora primati economici, tecnologici e culturali di tutto rispetto" . 

Aggiungo che per me tutto ciò trova sintesi in Italia nella proposta del Pd, che merita perciò il suffragio degli elettori.

mercoledì 14 maggio 2014

La Sapienza

Per questo pregai e mi fu elargita la prudenza; 
implorai e venne in me lo spirito della sapienza. 

Senza frode imparai e senza invidia io dono, 
non nascondo le sue ricchezze. 

 Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini; 
quanti se lo procurano si attirano l'amicizia di Dio, 
sono a lui raccomandati per i doni del suo insegnamento 

In essa c'è uno spirito intelligente, santo, 
unico, molteplice, sottile, 
mobile, penetrante, senza macchia, 
terso, inoffensivo, amante del bene, acuto, 

libero, benefico, amico dell'uomo, 
stabile, sicuro, senz'affanni, 
onnipotente, onniveggente 
e che pervade tutti gli spiriti 
intelligenti, puri, sottilissimi. 

 Sebbene unica, essa può tutto; 
pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova 
e attraverso le età entrando nelle anime sante, 
forma amici di Dio e profeti. 
Nulla infatti Dio ama se non chi vive con la sapienza.
 (Sap 7.13-14.22-23.27)