mercoledì 8 giugno 2011

Gli occhi del cuore (ma Boris non c’entra)

Si, a scanso di equivoci, la serie televisiva trasmessa da Fox non è l’oggetto di questo post, che invece trae spunto dalla Lettera di S. Paolo agli Efesìni (1, 17ss.), proclamata domenica scorsa, solennità dell’Ascensione del Signore.

Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.


Si tratta di resistere alle sollecitazioni del mondo, di purificare il cuore, uscendo da sé:
"Beati i puri di cuore perché vedranno Dio"(Mt 5,8).
Il cuore dunque, organo vitale, non semplicemente strumento di sussulti emotivi ma soprattutto custode della coscienza e della ragione pensante.
Solo così, per dirla con Chiara Lubich, "si può vedere Dio, cioè capire la sua azione nella nostra vita e nella storia, sentire la sua voce nel cuore". Essere e rimanere in Lui.

martedì 24 maggio 2011

Matrimonio e crisi delle forme relazionali

LA STAMPA nei giorni scorsi si è soffermata sui dati pubblicati dall'Istat secondo i quali nel biennio 2009-2010 è stato registrato un calo record dei matrimoni. Prevale ancora il rito religioso, ma i matrimoni civili sono aumentati rispetto al recente passato, così come cresce il trend delle unioni di fatto. Matrimonio, quindi, in crisi. Marco Guzzi in una recente " visione " dedicata ai tre figli in occasione delle sue “nozze d'argento” ricorda , come “ circa la metà dei matrimoni celebrati negli USA sono ormai secondi matrimoni, e in 15 paesi della Unione Europea in 15 anni sono falliti più di 10 milioni di unioni coniugali”.

Guzzi richiama pure la superficiale analisi che si fa di tale fenomeno col supporto di due interpretazioni. “La prima sostiene in pratica che le coppie scoppiano in quanto saremmo diventati tutti più egoisti, più individualisti, meno capaci di fare sacrifici, e avanti così con una sfilza di asserzioni retoriche e di analisi infondate e spesso assurde sui “bei tempi andati”, in cui queste meravigliose “famiglie cristiane” producevano poi, non si sa come, società capaci di massacrarsi vicendevolmente ad ogni generazione e dominate da valori e pratiche sociali ben poco evangelici…” La seconda opinione, più postmoderna e politicamente corretta, ci dice che invece i matrimoni non durano più di qualche fugace stagione, o luna di miele, semplicemente perché saremmo diventati tutti più liberi, più sinceri, più fedeli ai nostri sentimenti, per cui andremmo felicemente dove ci porta il cuore… Peccato però che questa umanità così tanto “liberata” risulti poi sempre più infelice, depressa, psicolabile, e soggetta a dipendenze di ogni tipo…”.

La verità – prosegue Guzzi- è che “Stiamo riformulando le caratteristiche dell’essere maschio e dell’essere femmina, il che ovviamente mette in crisi tutte le forme relazionali tra i due sessi a tutti i livelli, dal piano erotico a quello del lavoro o della gestione della casa. Da qui deriva l’attuale crisi del matrimonio”. E resta perciò fuori luogo ogni confronto col passato in cui la “solidità” della famiglia “non era fondata sull’intensità relazionale, e cioè sul vero amore, ma spesso solo sulla forza delle consuetudini e dei divieti sociali”.



giovedì 12 maggio 2011

L'homo orans verso l'Altro e verso l'Oltre

Dalla settimana scorsa il Papa dedica l'udienza del mercoledì ad una catechesi sulla preghiera. Ieri Benedetto XVI si è soffermato sul senso religioso dell'uomo, per sua natura “homo religiosus” allo stesso modo dell'essere “homo sapiens e homo faber”. Il Santo Padre, infatti, citando il Catechismo della Chiesa cattolica , ha ribadito che “il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo”.

E infatti, per Benedetto XVI “L’uomo “digitale” come quello delle caverne, cerca nell’esperienza religiosa le vie per superare la sua finitezza e per assicurare la sua precaria avventura terrena”. Ancora oggi, in un'epoca “ in cui sono evidenti i segni del secolarismo” e ”Dio sembra sparito dall’orizzonte di varie persone o diventato una realtà verso la quale si rimane indifferenti”. E tuttavia ci sono chiari segni di un’esigenza di spiritualità, volta al superamento di una “ visione puramente orizzontale, materiale della vita umana”.

La preghiera, dunque, “espressione del desiderio che l’uomo ha di Dio”. Evocare l'uomo “orans”, ha spiegato il Pontefice, significa “tenere presente” che la preghiera “è un atteggiamento interiore, prima che una serie di pratiche e formule, un modo di essere di fronte a Dio prima che il compiere atti di culto o il pronunciare parole”.

Richiamando infine il “mettersi in ginocchio”, il Papa lo ha definito “un gesto che porta in sé una radicale ambivalenza: posso essere costretto a mettermi in ginocchio, ma posso anche inginocchiarmi spontaneamente, dichiarando il mio limite e, dunque, il mio avere bisogno di un Altro”. In questo “guardare ad un Altro, in questo dirigersi oltre”, per il Papa “sta l’essenza della preghiera, che va a di là del “sensibile” e del “contingente”.


sabato 23 aprile 2011

" Effatà!"

In questi ultimi giorni, nelle ultime ore continuo a interrogarmi sull'evento dell'annuncio pasquale, cioè del fatto della Risurrezione, ovvero sulla sua incidenza nella mia vita oggi. Si perché "Pasqua è ogni giorno dell'esistenza umana e cristiana". Ecco che giunge perentorio l'invito del Signore ad ad allargare le pareti del nostro cuore, aprendolo, come suggerisce un Pastore della Chiesa, al bisogno che bussa: "effatà" (Mc 7,34).

mercoledì 6 aprile 2011

“splendere come astri nel mondo”

Così S. Paolo ammonisce i cristiani di Filippi (Fil 2, 15). Tale richiamo permane nella sua profonda attualità per il nostro tempo in cui anche la “fede” rischia di soccombere, conformandosi all'individualismo di massa e inosservato passa il cristiano dallo sguardo opaco.

domenica 20 marzo 2011

Tra il Tabor e il Getsèmani

L’episodio della trasfigurazione sul Tabor segna un termine del cammino del cristiano. In esso si evidenzia un momento di estasi per i discepoli che accompagnavano Gesù: Pietro, Giacomo e Giovanni. Un momento che è speculare a quello del Getsèmani in cui invece gli stessi discepoli (cfr. Mc 14, 33) si lasciano cogliere dalla tristezza (cfr. Lc 22, 45), rappresentando l’altro stato d’animo che ci pervade nella quotidianità e che fa parte integrante della vita. Non ci sono solo gioie, abbondando le contrarietà. Il Tabor e il Getsèmani sono legati da un filo rosso, che è il cammino dischiuso alla meta della Pasqua.

domenica 6 marzo 2011

La “via”di oscuri testimoni della speranza

Il tema evangelico di questa domenica si fa stringente per noi cristiani, chiamati a scegliere quotidianamente tra Dio e Mammona e cioè tra la via che porta alla realizzazione del piano di Dio e quella che ignora Dio stesso. Una scelta che oltretutto non può rimanere teorica, richiedendo che s'incarni con un impegno concreto. Non basta “parlare” da profeta inutile, è necessario “fare” compromettendosi, pronti a pagare di persona. Un fare però a cui non deve mancare l'anima onde evitare il rischio concreto della del compiacersi di farisaica memoria.

Il tutto nell'unità della coscienza, come insegnano i Vescovi italiani nel documento Il rinnovamento della catechesi in Italia del 1970 :

53. La fede deve essere integrata nella vita, come si ama dire per indicare che la coscienza del cristiano non conosce fratture, ma è profondamente unitaria. La dissociazione tra fede e vita è gravemente rischiosa per il cristiano, soprattutto in certi momenti dell’età evolutiva, o di fronte a certi impegni concreti. Si pensi ai momenti forti della preadolescenza e dell’adolescenza; al momento in cui i giovani maturano il loro amore, o entrano nel mondo del lavoro; alle preoccupazioni della vita familiare; agli impegni degli operai e dei professionisti sul piano della giustizia sociale; alle tensioni spirituali, che caratterizzano oggi la pubblica opinione e il comportamento morale. Quante volte il cristiano è costretto ad andare contro corrente! Il messaggio della fede lo può sorreggere, se diviene per lui prospettiva organica e dinamica di tutta l’esistenza, luce di Dio nella sua vita”.

Unità della vita, quindi, nella fede, sfuggendo al mito dell'efficienza, estraneo allo spirito del Vangelo. Il “fare” evangelico infatti dal punto di vista umano, è coronato dall’insuccesso e dallo scacco più paradossale riflessi nella morte infamante sulla croce. Ma il cristiano sa che in quel “fallimento umano” affonda le sue radici il mistero della salvezza e il trionfo della Pasqua.

Fare compromettendosi come tanti oscuri testimoni della speranza. Uno tra tutti appena caduto sul terreno dell'impegno in difesa degli indifesi: Shahbaz Bhatti, ministro cristiano nel Pakistan musulmano, assassinato nei giorni scorsi, il cui motto era, come ricorda Enzo Bianchi,“Voglio servire Gesù da uomo comune".