domenica 6 maggio 2012

L'importanza della potatura


"Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. [2] Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto” (Gv 15,1-2).

In questi versetti del Vangelo secondo Giovanni si evidenzia, con un’immagine plastica, l’importanza della potatura per la vita della pianta.  Po­tare significa infatti dare vita e serve per eliminare i rami infruttuosi che  appesantiscono la pianta. Significa, quindi, togliersi di dosso il superfluo che appesantisce la vita, usando le forbici taglienti della Parola. 

Dio interviene nella storia e opera con tagli precisi affinché ognuno sia in condizione di poter fruttificare al meglio di sé. “Il cristiano oggi più che mai è chiamato a «portare "molto frutto": nella giustizia sociale, perché essa non sia solo lotta per la conquista di un potere, ma potere di rispetto e di amore per ogni creatura, dal bimbo che fiorisce nel grembo della madre, al vecchio che avvizzisce nella carne, all'ombra di un cronicario e nella solitudine; nella promozione umana, dove l'uomo non è solo il protagonista di una storia senza significato che si ripete all'infinito, ma il figlio e il fratello che nella storia trova la sua strada che conduce al cuore del Padre; nella comunione personale e comunitaria con la persona di Gesù  che, se vive nella comunità dei credenti, tuttavia la trascende nella sua pienezza di amore personale”(G.Sacino: http://www.maranatha.it) .

domenica 22 aprile 2012

A proposito di rigore fiscale e sana amministrazione

Mentre sembra che si sia placato se non esaurito  il filone mediatico sulla Chiesa "evasore fiscale" (ICI e dintorni), un uomo di Chiesa riprende in generale il tema della compartecipazione alla cosa pubblica secondo una prospettiva culturale e ancor prima teologica e scritturistica. 
Si tratta del card. Gianfranco Ravasi, che ha svolto un intervento sull'ultimo numero de L'Espresso dal titolo significativo e allo stesso tempo intrigante: "Chi riscuote le tasse è funzionario di Dio".  Un titolo che evoca un brano della Lettera ai Romani di San Paolo (13,1-7). 
Il taglio del pezzo giornalistico rispetta le precise competenze dell'alto prelato, che, oltre ad essere insigne biblista, è da qualche anno anche a capo del dicastero pontificio che si occupa di cultura nel mondo attuale. 
Il card. Ravasi richiama nel suo articolo l'attenzione di tutti e del mondo cattolico in particolare sulla necessità del rigore in materia fiscale, non solo per ragioni legali ma soprattutto - toccando in pieno il piano della fede cristiana- per motivi morali e di coscienza nel solco dell'insegnamento diretto di Cristo che "pur appartenendo sostanzialmente a una fascia debole della società" è stato "uno scrupoloso contribuente". 
Da par suo, l'illustre porporato nutre quest'ultima affermazione con precisi richiami al Nuovo Testamento secondo cui Cristo pagava le tasse per il tempio (cfr. Mt 17, 24-27); "scelse" un esattore delle tasse (cfr. Mt 9,9); ammoniva a rendere a "Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (cfr. Mt 22,21); esigeva la conversione e il risarcimento da parte dei corrotti (cfr. Lc 19,1-10).
Ma il card. Ravasi va oltre il mero aspetto fiscale, soffermandosi sulla gestione economica della cosa pubblica. Si assiste, infatti, sempre più spesso allo sperpero di risorse, dovuto all'accaparramento per fini privati ovvero  alla dilagante corruzione se non alla inetta amministrazione dei fondi che si è chiamati a gestire e derivanti dal gettito fiscale dei contribuenti. 
Su tutto questo è perciò destata la vigile sollecitudine del mondo ecclesiale, la cui "predicazione e catechesi - parole di Ravasi- non si sono sprecate". Ciò, nonostante  la necessità di coinvolgere i fedeli-cittadini  nella sfera fiscale attraverso il sistema dell'otto per mille. 

venerdì 13 aprile 2012

Il tempo sacro dei cinquanta giorni


I cinquanta giorni (sette volte sette giorni con un domani ) dalla domenica di Risurrezione alla domenica di Pentecoste costituiscono il Tempo di Pasqua da vivere come tempo dello Spirito e  celebrati nella letizia e nella esultanza come un solo giorno di festa, anzi come una “grande domenica” (dalle Norme generali CEI sull’anno liturgico 22).
Nelle domeniche del tempo pasquale si leggono i brani del Vangelo legati alla Resurrezione di Cristo e alla sua presenza in mezzo ai suoi discepoli. 

La preghiera di Colletta della prossima domenica dell'Ottava di Pasqua dà la cifra di questo Tempo.
 “O Dio, che in ogni Pasqua domenicale ci fai vivere le meraviglie della salvezza, fa' che riconosciamo con la grazia dello Spirito il Signore presente nell'assemblea dei fratelli, per rendere testimonianza della sua risurrezione”.

giovedì 5 aprile 2012

In preparazione alla Pasqua

Per i cattolici iniziano oggi, con la Santa Messa in Coena Domini, le celebrazioni del Triduo Pasquale,  vertice di tutto l’Anno liturgico. Si celebra il Mistero centrale della fede: la passione, morte e risurrezione di Cristo. In vista della Pasqua non c'è di meglio dell'immagine della croce di S. Damiano ad Assisi, con gli occhi aperti del Cristo triumphans sulla morte. 


Papa Benedetto nell'udienza generale di ieri così ha presentato l'evento pasquale: " Nel Vangelo di san Giovanni, questo momento culminante della missione di Gesù viene chiamato la sua «ora», che si apre con l’Ultima Cena. L’Evangelista lo introduce così: «Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (Gv 13,1). Tutta la vita di Gesù è orientata a questa ora, caratterizzata da due aspetti che si illuminano reciprocamente: è l’ora del «passaggio» (metabasis) ed è l’ora dell’«amore (agape) fino alla fine». In effetti, è proprio l’amore divino, lo Spirito di cui Gesù è ricolmo, che fa «passare» Gesù stesso attraverso l’abisso del male e della morte e lo fa uscire nello «spazio» nuovo della risurrezione. E’ l’agape, l'amore,che opera questa trasformazione, così che Gesù oltre-passa i limiti della condizione umana segnata dal peccato e supera la barriera che tiene l’uomo prigioniero, separato da Dio e dalla vita eterna. Partecipando con fede alle celebrazioni liturgiche del Triduo Pasquale, siamo invitati a vivere questa trasformazione attuata dall’agape. Ognuno di noi è stato amato da Gesù «fino alla fine», cioè fino al dono totale di Sé sulla croce, quando gridò: «E’ compiuto!» (Gv 19,30). Lasciamoci raggiungere da questo amore, lasciamoci trasformare, perché veramente si realizzi in noi la risurrezione". Tutti, nessuno escluso, credenti in Cristo possiamo dire che la Sua risurrezione "è la mia risurrezione". Non sciupiamo questi giorni per contemplare Dio e, contemplandolo, conoscere qualcosa di Lui.

sabato 24 marzo 2012

Il paradigma del credente


Abramo, padre nella fede per ebrei, cristiani e musulmani, è il paradigma dell’uomo credente. Di colui cioè che, “chiamato”,  “parte” senza conoscere la meta, ma che appunto accetta di fare il viaggio per fede “sperando contro ogni speranza" (Rm 4,18). 

Fede di Abramo che è certezza della presenza di Dio che circonda la vita. Fede che non verrà mai meno, anche di fronte a prove umanamente durissime, e lo accompagna nella morte continuando a credere al Signore.

Ed è in quella fede abramitica che siamo stati scelti e portati a compimento in Cristo Signore. L’esperienza di Abramo, nostro padre nella fede, ci aiuta a comprendere come ciascuno sia importante per Dio Padre creatore. Uno per uno scelti e accompagnati singolarmente, sempre, per la fedeltà indefettibile di Dio.    

lunedì 19 marzo 2012

"esserci sempre senza apparire mai"

Nel tempo di internet e dei social network , in cui sei solo per essere "condiviso" o ancor prima per essere "amico di", un modello di uomo ieri come oggi profetico, contro corrente., " che guarda con fiducia e coraggio al futuro, non segue il proprio progetto, ma si affida totalmente all’infinita misericordia di Colui che avvera le profezie e apre il tempo della salvezza” (Benedetto XVI, Angelus, 19 dicembre 2010).

domenica 11 marzo 2012

Il tempio di Gesù

“Distruggete questo tempio – disse – e in tre giorni lo farò risorgere”. E san Giovanni annota: “Egli parlava del tempio del suo corpo” (Gv2,20-21). " Con la Pasqua di Gesù inizia un nuovo culto, il culto dell’amore, e un nuovo tempio che è Lui stesso, Cristo risorto, mediante il quale ogni credente può adorare Dio Padre “in spirito e verità” (Gv 4,23)" (Benedetto XVI, Angelus, 11 marzo 2012).


"Signore nostro Dio, santo è il tuo nome; piega i nostri cuori ai tuoi comandamenti e donaci la sapienza della croce, perché liberati dal peccato che ci chiude nel nostro egoismo, ci apriamo al dono dello Spirito per diventare tempio vivo del tuo amore" (Colletta, III Domenica di Quaresima - B).