domenica 27 gennaio 2013
martedì 25 dicembre 2012
Dalle tenebre alla Luce
Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non c'è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne. Nessuno è escluso da questa felicità: la causa della gioia è comune a tutti perché il nostro Signore, vincitore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero dalla colpa, è venuto per la liberazione di tutti. Esulti il santo, perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano, perché è chiamato alla vita. (Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa)
sabato 15 dicembre 2012
La luce vera
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta… Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo… E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità…Dio nessuno l'ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato.(Gv 1, 4-5.9.14.18).
lunedì 3 dicembre 2012
Tempo di speranza
Ieri liturgicamente si è entrati in Avvento, tempo di attesa vigilante verso il Natale. Tempo di speranza, per cui sento di formulare un auspicio e un augurio. Quanto sarebbe bello se ci fossero meno luminarie e più Luce nel cuore di ciascuno.
domenica 4 novembre 2012
"La fede della Chiesa"
Cristo si, la Chiesa no. Non è raro di questi tempi sentire questa affermazione anche da parte di credenti battezzati nella Chiesa cattolica che non riescono più a cogliere il senso di un’appartenenza salvifica. Benedetto XVI, il papa teologo-catechista, proseguendo il “cammino di meditazione sulla fede cattolica” durante l’Udienza generale del mercoledì, ha affrontato proprio il tema della fede della Chiesa.
Il Santo Padre in particolare ha evidenziato l’essenzialità della Chiesa nella missione di salvezza per ciascuno di cui la stessa è portatrice per mandato divino. Essenzialità che deriva dal carattere intrinsecamente comunitario della fede, sebbene assunta individualmente. Il Papa spiega: “Certo, l’atto di fede è un atto eminentemente personale, che avviene nell’intimo più profondo e che segna un cambiamento di direzione, una conversione personale: è la mia esistenza che riceve una svolta, un orientamento nuovo”.
Per cui quando si afferma “Credo”, ricorda il Papa “ questo mio credere non è il risultato di una mia riflessione solitaria, non è il prodotto di un mio pensiero, ma è frutto di una relazione, di un dialogo, in cui c’è un ascoltare, un ricevere e un rispondere; è il comunicare con Gesù che mi fa uscire dal mio «io» racchiuso in me stesso per aprirmi all’amore di Dio Padre. E’ come una rinascita in cui mi scopro unito non solo a Gesù, ma anche a tutti quelli che hanno camminato e camminano sulla stessa via; e questa nuova nascita, che inizia con il Battesimo, continua per tutto il percorso dell’esistenza. Non posso costruire la mia fede personale in un dialogo privato con Gesù, perché la fede mi viene donata da Dio attraverso una comunità credente che è la Chiesa e mi inserisce così nella moltitudine dei credenti in una comunione che non è solo sociologica, ma radicata nell’eterno amore di Dio, che in Se stesso è comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, è Amore trinitario. La nostra fede è veramente personale, solo se è anche comunitaria: può essere la mia fede, solo se vive e si muove nel «noi» della Chiesa, solo se è la nostra fede, la comune fede dell’unica Chiesa”.
D’altra parte, dice Benedetto XVI: “Alla domenica, nella Santa Messa, recitando il «Credo», noi ci esprimiamo in prima persona, ma confessiamo comunitariamente l’unica fede della Chiesa. Quel «credo» pronunciato singolarmente si unisce a quello di un immenso coro nel tempo e nello spazio, in cui ciascuno contribuisce, per così dire, ad una concorde polifonia nella fede. Il Catechismo della Chiesa Cattolica riassume in modo chiaro così: «”Credere” è un atto ecclesiale. La fede della Chiesa precede, genera, sostiene e nutre la nostra fede. La Chiesa è la Madre di tutti i credenti. “Nessuno può dire di avere Dio per Padre, se non ha la Chiesa come Madre” [san Cipriano]» (n. 181). Quindi la fede nasce nella Chiesa, conduce ad essa e vive in essa. Questo è importante ricordarlo”.
Altrettanto interessante la conclusione di questa catechesi del Papa: “La tendenza, oggi diffusa, a relegare la fede nella sfera del privato contraddice quindi la sua stessa natura. Abbiamo bisogno della Chiesa per avere conferma della nostra fede e per fare esperienza dei doni di Dio: la sua Parola, i Sacramenti, il sostegno della grazia e la testimonianza dell’amore. Così il nostro «io» nel «noi» della Chiesa potrà percepirsi, ad un tempo, destinatario e protagonista di un evento che lo supera: l’esperienza della comunione con Dio, che fonda la comunione tra gli uomini”.
domenica 28 ottobre 2012
"Riconoscere" il Credo
Con l’Udienza generale del 17 ottobre scorso, Benedetto XVI ha avviato un nuovo ciclo di catechesi del mercoledì che svilupperà lungo tutto l’Anno della fede e avente per tema “le verità centrali della fede su Dio, sull’uomo, sulla Chiesa, su tutta la realtà sociale e cosmica”.
Interessante e pedagogico, come sempre, il metodo indicato dal Papa per approfondire e vivere “con maggiore coraggio” la propria fede oggi, a cinquant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano II, che fa leva sul Simbolo della fede. “Ma dove troviamo la formula essenziale della fede? Dove troviamo le verità che ci sono state fedelmente trasmesse e che costituiscono la luce per la nostra vita quotidiana?"- si chiede Benedetto XVI, che ovviamente va oltre la domanda- "La risposta è semplice: nel Credo, nella Professione di Fede o Simbolo della fede, noi ci riallacciamo all’evento originario della Persona e della Storia di Gesù di Nazaret; si rende concreto quello che l’Apostolo delle genti diceva ai cristiani di Corinto: «Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno» (1 Cor 15,3)”.
Papa Benedetto insiste, evidenziando l’importanza di quello che si può dare per scontato, ma così non è ai tempi che viviamo: “Anche oggi abbiamo bisogno che il Credo sia meglio conosciuto, compreso e pregato. Soprattutto è importante che il Credo venga, per così dire, «riconosciuto». Conoscere, infatti, potrebbe essere un’operazione soltanto intellettuale, mentre «riconoscere» vuole significare la necessità di scoprire il legame profondo tra le verità che professiamo nel Credo e la nostra esistenza quotidiana, perché queste verità siano veramente e concretamente - come sempre sono state - luce per i passi del nostro vivere, acqua che irrora le arsure del nostro cammino, vita che vince certi deserti della vita contemporanea. Nel Credo si innesta la vita morale del cristiano, che in esso trova il suo fondamento e la sua giustificazione”.
Questo per aiutare a prevenire ed evitare i rischi di “un certo sincretismo e relativismo religioso, senza chiarezza sulle verità da credere e sulla singolarità salvifica del cristianesimo”, che non può ridursi ad una religione «fai-da-te», perché oltretutto non è una “religione” ovvero un semplice progetto di vita, ma l’incontro “con una Persona viva che trasforma in profondità noi stessi, rivelandoci la nostra vera identità di figli di Dio”.
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domenica 7 ottobre 2012
"Dio questo sconosciuto"
Non è cosa di tutti i giorni assistere ad un colloquio pubblico tra il presidente della Repubblica un Cardinale e per di più su un tema tanto impegnativo quanto coinvolgente sul piano personale: "Dio questo sconosciuto".
Ebbene ciò è accaduto venerdì scorso ad Assisi davanti alla basilica inferiore di san Francesco tra Giorgio Napolitano e Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. L'incontro tra i due illustri interlocutori, moderati dal direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, ha aperto la sessione del Cortile dei Gentili, tenutasi appuntoil 5 e 6 ottobre nella città serafica.
Nel rappresentare le "ragioni" di chi crede e di chi non crede, Napolitano e Ravasi hanno dato da par loro la cifra di un incontro ad alto livello culturale fatto di riferimenti a letture comuni seppure mediate da esperienze di vita così diverse. Toccante un passaggio commosso del Presidente Napolitano, cui ha fatto specchio la cordiale condivisione del card. Ravasi, che ha ricordato la "base comune" data dall'umanità.
Interessante l'esposizione del Presidente della Repubblica quando ha evocato lo spirito costruttivo dell'Assemblea Costituente, ove hanno trovato sintesi politica le diverse ispirazioni in vista del bene comune e dell'interesse generale.
Proprio quello di cui in questo tempo si avverte maggiormente la necessità, al netto del degrado morale e politico che affligge la nostra società. Il card. Ravasi a tal proposito ha ammonito come oggi domini l'amoralità, che,intrisa di indifferenza, non distingue tra bianco e nero, tra bene e male e culmina nell'orgoglio dell'immoralità. Un esempio edificante di dialogo franco ma scevro da banalizzazioni e pregiudizi.
Proprio quello di cui in questo tempo si avverte maggiormente la necessità, al netto del degrado morale e politico che affligge la nostra società. Il card. Ravasi a tal proposito ha ammonito come oggi domini l'amoralità, che,intrisa di indifferenza, non distingue tra bianco e nero, tra bene e male e culmina nell'orgoglio dell'immoralità. Un esempio edificante di dialogo franco ma scevro da banalizzazioni e pregiudizi.
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