giovedì 12 maggio 2011

L'homo orans verso l'Altro e verso l'Oltre

Dalla settimana scorsa il Papa dedica l'udienza del mercoledì ad una catechesi sulla preghiera. Ieri Benedetto XVI si è soffermato sul senso religioso dell'uomo, per sua natura “homo religiosus” allo stesso modo dell'essere “homo sapiens e homo faber”. Il Santo Padre, infatti, citando il Catechismo della Chiesa cattolica , ha ribadito che “il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo”.

E infatti, per Benedetto XVI “L’uomo “digitale” come quello delle caverne, cerca nell’esperienza religiosa le vie per superare la sua finitezza e per assicurare la sua precaria avventura terrena”. Ancora oggi, in un'epoca “ in cui sono evidenti i segni del secolarismo” e ”Dio sembra sparito dall’orizzonte di varie persone o diventato una realtà verso la quale si rimane indifferenti”. E tuttavia ci sono chiari segni di un’esigenza di spiritualità, volta al superamento di una “ visione puramente orizzontale, materiale della vita umana”.

La preghiera, dunque, “espressione del desiderio che l’uomo ha di Dio”. Evocare l'uomo “orans”, ha spiegato il Pontefice, significa “tenere presente” che la preghiera “è un atteggiamento interiore, prima che una serie di pratiche e formule, un modo di essere di fronte a Dio prima che il compiere atti di culto o il pronunciare parole”.

Richiamando infine il “mettersi in ginocchio”, il Papa lo ha definito “un gesto che porta in sé una radicale ambivalenza: posso essere costretto a mettermi in ginocchio, ma posso anche inginocchiarmi spontaneamente, dichiarando il mio limite e, dunque, il mio avere bisogno di un Altro”. In questo “guardare ad un Altro, in questo dirigersi oltre”, per il Papa “sta l’essenza della preghiera, che va a di là del “sensibile” e del “contingente”.


sabato 23 aprile 2011

" Effatà!"

In questi ultimi giorni, nelle ultime ore continuo a interrogarmi sull'evento dell'annuncio pasquale, cioè del fatto della Risurrezione, ovvero sulla sua incidenza nella mia vita oggi. Si perché "Pasqua è ogni giorno dell'esistenza umana e cristiana". Ecco che giunge perentorio l'invito del Signore ad ad allargare le pareti del nostro cuore, aprendolo, come suggerisce un Pastore della Chiesa, al bisogno che bussa: "effatà" (Mc 7,34).

mercoledì 6 aprile 2011

“splendere come astri nel mondo”

Così S. Paolo ammonisce i cristiani di Filippi (Fil 2, 15). Tale richiamo permane nella sua profonda attualità per il nostro tempo in cui anche la “fede” rischia di soccombere, conformandosi all'individualismo di massa e inosservato passa il cristiano dallo sguardo opaco.

domenica 20 marzo 2011

Tra il Tabor e il Getsèmani

L’episodio della trasfigurazione sul Tabor segna un termine del cammino del cristiano. In esso si evidenzia un momento di estasi per i discepoli che accompagnavano Gesù: Pietro, Giacomo e Giovanni. Un momento che è speculare a quello del Getsèmani in cui invece gli stessi discepoli (cfr. Mc 14, 33) si lasciano cogliere dalla tristezza (cfr. Lc 22, 45), rappresentando l’altro stato d’animo che ci pervade nella quotidianità e che fa parte integrante della vita. Non ci sono solo gioie, abbondando le contrarietà. Il Tabor e il Getsèmani sono legati da un filo rosso, che è il cammino dischiuso alla meta della Pasqua.

domenica 6 marzo 2011

La “via”di oscuri testimoni della speranza

Il tema evangelico di questa domenica si fa stringente per noi cristiani, chiamati a scegliere quotidianamente tra Dio e Mammona e cioè tra la via che porta alla realizzazione del piano di Dio e quella che ignora Dio stesso. Una scelta che oltretutto non può rimanere teorica, richiedendo che s'incarni con un impegno concreto. Non basta “parlare” da profeta inutile, è necessario “fare” compromettendosi, pronti a pagare di persona. Un fare però a cui non deve mancare l'anima onde evitare il rischio concreto della del compiacersi di farisaica memoria.

Il tutto nell'unità della coscienza, come insegnano i Vescovi italiani nel documento Il rinnovamento della catechesi in Italia del 1970 :

“53. La fede deve essere integrata nella vita, come si ama dire per indicare che la coscienza del cristiano non conosce fratture, ma è profondamente unitaria. La dissociazione tra fede e vita è gravemente rischiosa per il cristiano, soprattutto in certi momenti dell’età evolutiva, o di fronte a certi impegni concreti. Si pensi ai momenti forti della preadolescenza e dell’adolescenza; al momento in cui i giovani maturano il loro amore, o entrano nel mondo del lavoro; alle preoccupazioni della vita familiare; agli impegni degli operai e dei professionisti sul piano della giustizia sociale; alle tensioni spirituali, che caratterizzano oggi la pubblica opinione e il comportamento morale. Quante volte il cristiano è costretto ad andare contro corrente! Il messaggio della fede lo può sorreggere, se diviene per lui prospettiva organica e dinamica di tutta l’esistenza, luce di Dio nella sua vita”.

Unità della vita, quindi, nella fede, sfuggendo al mito dell'efficienza, estraneo allo spirito del Vangelo. Il “fare” evangelico infatti dal punto di vista umano, è coronato dall’insuccesso e dallo scacco più paradossale riflessi nella morte infamante sulla croce. Ma il cristiano sa che in quel “fallimento umano” affonda le sue radici il mistero della salvezza e il trionfo della Pasqua.

Fare compromettendosi come tanti oscuri testimoni della speranza. Uno tra tutti appena caduto sul terreno dell'impegno in difesa degli indifesi: Shahbaz Bhatti, ministro cristiano nel Pakistan musulmano, assassinato nei giorni scorsi, il cui motto era, come ricorda Enzo Bianchi,“Voglio servire Gesù da uomo comune".


lunedì 28 febbraio 2011

Digiuno, elemosina, preghiera

Il 22 febbraio è stato diffuso il Messaggio per la Quaresima 2011 , che Papa Benedetto XVI ha firmato il 4 novembre scorso.

E’ certamente uno strumento utile per vivere dal di dentro il cammino di avvicinamento alla Pasqua . Il Papa col solito stile pedagogico scandisce il tempo quaresimale, evidenziando il significato di ogni singola tappa domenicale.

Il Santo Padre richiama il senso delle espressioni dell’impegno di conversione attraverso le pratiche tradizionali del digiuno, dell’elemosina e della preghiera con cui “la Quaresima educa a vivere in modo sempre più radicale l’amore di Cristo”.

Nella società dell’opulenza religioso diventa il digiuno, per cui “rendendo più povera la nostra mensa impariamo a superare l’egoismo per vivere nella logica del dono e dell’amore; sopportando la privazione di qualche cosa - e non solo di superfluo - impariamo a distogliere lo sguardo dal nostro “io”, per scoprire Qualcuno accanto a noi e riconoscere Dio nei volti di tanti nostri fratelli. Per il cristiano il digiuno non ha nulla di intimistico, ma apre maggiormente a Dio e alle necessità degli uomini, e fa sì che l’amore per Dio sia anche amore per il prossimo (cfr Mc 12,31)”.

Così come “la pratica dell’elemosina è un richiamo al primato di Dio e all’attenzione verso l’altro, per riscoprire il nostro Padre buono e ricevere la sua misericordia”. E da ultimo, ma non ultima, la preghiera, incentrata sulla Parola di Dio, “che continua a parlare al nostro cuore” e “alimenta il cammino di fede che abbiamo iniziato nel giorno del Battesimo”, permettendoci “anche di acquisire una nuova concezione del tempo” aperto all’eternità e alla trascendenza.


domenica 6 febbraio 2011

“Chi di voi è senza peccato...”

Di fronte al “re nudo” abbiamo spesso sentito da parte di taluni evocare il versetto giovanneo “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei” , riferito all'episodio dell'adultera.

La citazione è senz'altro pertinente, richiamando la misericordia divina. Soltanto che non si dà pieno conto del brano evangelico che appunto prosegue con l'insegnamento di Gesù, che richiede l'imprescindibile conversione di vita dicendo alla donna “va' e d'ora in poi non peccare più". Ecco non ho sentito da parte dei sostenitori del re, seppure credenti, questo richiamo al “va'”, a ritornare alla vita, a riprendere il cammino.

Può essere utile anche quanto il Santo Padre ha recentemente richiamato a proposito della verità e del bene"... per noi cristiani, il vero significato della “coscienza” è la capacità dell’uomo di riconoscere la verità, e, prima ancora, la possibilità di sentirne il richiamo, di cercarla e di trovarla. Alla verità e al bene occorre che l’uomo sappia aprirsi, per poterli accogliere in modo libero e consapevole. La persona umana, del resto, è espressione di un disegno di amore e di verità: Dio l’ha “progettata”, per così dire, con la sua interiorità, con la sua coscienza, affinché essa possa trarne gli orientamenti per custodire e coltivare se stessa e la società umana".