lunedì 3 novembre 2014

Orsono 31 anni...

Voglio aprire una parentesi di carattere personale su questo blog. Orsono 31 anni, oggi, che mi trovo in Umbria, ad Assisi e dal 1985 a S. Maria degli Angeli. In questa terra verde ormai ho trascorso l'esatta metà della mia esistenza, dopo aver passato la prima metà nella natia Sicilia tra Gallodoro (ME), che mi diede i natali, e la mia città d’elezione, Messina, ove sono cresciuto e formato culturalmente.
 
 
Formazione che ho proseguito ad Assisi, passando per Roma per gli studi specialistici in diritto canonico, soprattutto sul piano umano, avendo messo su famiglia oltre all'impegno nell'insegnamento e nell'attività prevalente di avvocato canonista. Formazione fatta di relazioni familiari e d'incontro di decine di giovani nell'ambito scolastico ed accademico. Così come per l'ascolto e l'assistenza giudiziale di altrettante persone in difficoltà coniugale.
 
E' il caso di dire con la grazia del Signore, amen.
 
Il Signore disse ad Abram:
"Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò.
Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra". (Gn 12, 1-3)

lunedì 20 ottobre 2014

Beato Paolo VI, “il grande timoniere del Concilio”

Ieri papa Francesco, proclamando beato Paolo VI , ha delineato la statura di quel Pontefice che seppe offrire una “umile e profetica testimonianza di amore a Cristo e alla sua Chiesa”.
 
E non può sfuggire ad occhi attenti anche la voluta coincidenza tra questa beatificazione e il Sinodo straordinario sulla famiglia. Sinodo, che come evento partecipato di comunione ecclesiale fu istituito proprio da papa Montini nel 1965 con un preciso fine: “Scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie e i metodi alle accresciute necessità dei nostri giorni e alle mutate condizioni della società” (cfr. Lett. ap. Motu proprio Apostolica sollicitudo).
 
All’omelia della Messa, celebrata davanti a circa settanta mila fedeli, oltre che insieme ai padri sinodali e al papa emerito Benedetto XVI (creato cardinale proprio da Paolo VI nel 1977), papa Bergoglio ha offerto un ulteriore affresco della personalità del neo beato, definito il grande timoniere del Concilio, citandone le parole: «Forse il Signore mi ha chiamato e mi tiene a questo servizio non tanto perché io vi abbia qualche attitudine, o affinché io governi e salvi la Chiesa dalle sue presenti difficoltà, ma perché io soffra qualche cosa per la Chiesa, e sia chiaro che Egli, e non altri, la guida e la salva» (P. Macchi, Paolo VI nella sua parola, Brescia 2001, pp. 120-121).
 
Francesco ha evidenziato, quindi l'umiltà di papa Montini, nella quale : “risplende la grandezza del Beato Paolo VI che, mentre si profilava una società secolarizzata e ostile, ha saputo condurre con saggezza lungimirante - e talvolta in solitudine - il timone della barca di Pietro senza perdere mai la gioia e la fiducia nel Signore”.

domenica 19 ottobre 2014

Questa è la Chiesa, tra sinodalità e collegialità

Con la Messa di stamani a S.Pietro, durante la quale vi è stata anche la beatificazione del servo di Dio papa Paolo VI, si è concluso il Sinodo straordinario sulla famiglia.
 
All’omelia , papa Francesco ha ripreso la natura del Sinodo, che “significa «camminare insieme». E infatti, pastori e laici di ogni parte del mondo hanno portato qui a Roma la voce delle loro Chiese particolari per aiutare le famiglie di oggi a camminare sulla via del Vangelo, con lo sguardo fisso su Gesù. È stata una grande esperienza nella quale abbiamo vissuto la sinodalità e la collegialità, e abbiamo sentito la forza dello Spirito Santo che guida e rinnova sempre la Chiesa chiamata, senza indugio, a prendersi cura delle ferite che sanguinano e a riaccendere la speranza per tanta gente senza speranza”.
 
Nel discorso conclusivo di ieri il Papa ha fatto il punto sui lavori sinodali evocando “un cammino di uomini, con le consolazioni ci sono stati anche altri momenti di desolazione, di tensione e di tentazioni”. E proprio su queste ultime il Santo Padre si è voluto soffermare, elencandole:
 
“- La tentazione dell'irrigidimento ostile, cioè il voler chiudersi dentro lo scritto (la lettera) e non lasciarsi sorprendere da Dio, dal Dio delle sorprese (lo spirito); dentro la legge, dentro la certezza di ciò che conosciamo e non di ciò che dobbiamo ancora imparare e raggiungere. Dal tempo di Gesù, è la tentazione degli zelanti, degli scrupolosi, dei premurosi e dei cosiddetti - oggi- "tradizionalisti" e anche degli intellettualisti. - La tentazione del buonismo distruttivo, che a nome di una misericordia ingannatrice fascia le ferite senza prima curarle e medicarle; che tratta i sintomi e non le cause e le radici. È la tentazione dei "buonisti", dei timorosi e anche dei cosiddetti "progressisti e liberalisti". - La tentazione di trasformare la pietra in pane per rompere un digiuno lungo, pesante e dolente (cf. Lc 4,1-4) e anche di trasformare il pane in pietra e scagliarla contro i peccatori, i deboli e i malati (cf. Gv 8,7) cioè di trasformarlo in "fardelli insopportabili" (Lc 10, 27). - La tentazione di scendere dalla croce, per accontentare la gente, e non rimanerci, per compiere la volontà del Padre; di piegarsi allo spirito mondano invece di purificarlo e piegarlo allo Spirito di Dio. - La tentazione di trascurare il "depositum fidei", considerandosi non custodi ma proprietari e padroni o, dall'altra parte, la tentazione di trascurare la realtà utilizzando una lingua minuziosa e un linguaggio di levigatura per dire tante cose e non dire niente!”.
E comunque il Santo Padre ha esortato a non scoraggiarsi o peggio a scandalizzarsi “ perché nessun discepolo è più grande del suo maestro; quindi se Gesù è stato tentato - e addirittura chiamato Beelzebul (cf. Mt 12, 24) - i suoi discepoli non devono attendersi un trattamento migliore”.  

Del resto,
 
“questa è la Chiesa, la vigna del Signore, la Madre fertile e la Maestra premurosa, che non ha paura di rimboccarsi le maniche per versare l’olio e il vino sulle ferite degli uomini (cf. Lc 10, 25-37); che non guarda l’umanità da un castello di vetro per giudicare o classificare le persone. Questa è la Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica e composta da peccatori, bisognosi della Sua misericordia. Questa è la Chiesa, la vera sposa di Cristo, che cerca di essere fedele al suo Sposo e alla sua dottrina. È la Chiesa che non ha paura di mangiare e di bere con le prostitute e i pubblicani (cf. Lc 15). La Chiesa che ha le porte spalancate per ricevere i bisognosi, i pentiti e non solo i giusti o coloro che credono di essere perfetti! La Chiesa che non si vergogna del fratello caduto e non fa finta di non vederlo, anzi si sente coinvolta e quasi obbligata a rialzarlo e a incoraggiarlo a riprendere il cammino e lo accompagna verso l'incontro definitivo, con il suo Sposo, nella Gerusalemme Celeste”. Ecco perché, “quando la Chiesa, nella varietà dei suoi carismi, si esprime in comunione, non può sbagliare: è la bellezza e la forza del sensus fidei, di quel senso soprannaturale della fede, che viene donato dallo Spirito Santo affinché, insieme, possiamo tutti entrare nel cuore del Vangelo e imparare a seguire Gesù nella nostra vita, e questo non deve essere visto come motivo di confusione e di disagio”.
 
Ribadita la natura teandrica della Chiesa, non riducibile quindi ad un mero aggregato umano, quasi ad un partito, papa Francesco ha richiamato taluni commenti, smentendoli: “ Tanti commentatori, o gente che parla, hanno immaginato di vedere una Chiesa in litigio dove una parte è contro l'altra, dubitando perfino dello Spirito Santo, il vero promotore e garante dell'unità e dell'armonia nella Chiesa. Lo Spirito Santo che lungo la storia ha sempre condotto la barca, attraverso i suoi Ministri, anche quando il mare era contrario e mosso e i ministri infedeli e peccatori”.
 
Una Chiesa al lavoro, fino al  Sinodo del 2015, per  “maturare, con vero discernimento spirituale, le idee proposte e trovare soluzioni concrete a tante difficoltà e innumerevoli sfide che le famiglie devono affrontare; a dare risposte ai tanti scoraggiamenti che circondano e soffocano le famiglie. Un anno per lavorare sulla "Relatio synodi" che è il riassunto fedele e chiaro di tutto quello che è stato detto e discusso in questa aula e nei circoli minori. E viene presentato alle Conferenze episcopali come Lineamenta.”

domenica 12 ottobre 2014

Carità e pastorale giudiziale

Al Sinodo dei vescovi si è chiusa la prima settimana di intensi lavori. Nel corso della sesta Congregazione generale , nel pomeriggio di mercoledì 8 ottobre, “Quanto ai processi di dichiarazione di nullità matrimoniale, in generale è stata riscontrata da molti l’esigenza di snellimento nelle procedure (e di integrare più laici competenti nei Tribunali ecclesiastici), ma è stato anche rilevato il pericolo di superficialità e la necessità di salvaguardare sempre il rispetto della verità e i diritti delle parti. Anche perché – si è detto – il processo non è contrario alla carità pastorale e la pastorale giudiziale deve evitare idee colpevolizzanti, incoraggiando una trattazione serena dei casi. Sempre a proposito della nullità matrimoniale, si è riflettuto sull’ipotesi di ricorrere alla via amministrativa, non sostitutiva di quella giudiziale, bensì complementare ad essa. Si è proposto che spetti al vescovo decidere quali richieste di verifica di nullità trattare per tale via amministrativa”.

Nell’ottava Congregazione generale, sempre con riferimento ai processi di verifica della nullità matrimoniale, è stata ricordata “la Commissione speciale di studio per la riforma del processo matrimoniale canonico, istituita dal Santo Padre Francesco in data 20 settembre 2014, ed è stato poi auspicato il raggiungimento di una procedura più semplice, purché una ed unica per tutta la Chiesa. Sulla doppia sentenza conforme conseguente all’obbligatorietà dell’appello, inoltre, ci si è chiesti se sia possibile ipotizzare di lasciare al discernimento del vescovo la determinazione di ricorrere o meno in appello”.
 
Ma allo stesso tempo ci si è soffermati sulla necessità di un intervento pastorale a monte con una adeguata preparazione al matrimonio, “poiché la sua celebrazione sembra ridursi sempre più alla dimensione sociale e giuridica, invece che religiosa e spirituale. Il percorso preparatorio – è stato notato – spesso viene percepito dai nubendi come un’imposizione, un compito da assolvere senza convincimento e risulta essere troppo breve. Poiché, invece, il matrimonio è una vocazione per la vita, la sua preparazione dovrebbe essere lunga ed approfondita, come avviene per la vita religiosa. E’ stata anche evidenziata, nei nubendi, una frequente mancanza di consapevolezza del valore sacramentale del vincolo matrimoniale. Tanto che la celebrazione del rito matrimoniale, è stato detto, non è automaticamente la celebrazione del sacramento matrimoniale.”

sabato 27 settembre 2014

Fallimento dell'amore, divorziati risposati e Comunione eucaristica

E’ imminente ormai la celebrazione del Sinodo dei Vescovi, in assemblea straordinaria, sulla famiglia. Cresce, quindi, l’attesa a livello di opinione pubblica, soprattutto dopo la discussione attorno al problema se concedere o meno la comunione ai divorziati risposati. Discussione avviata il 28 febbraio scorso con la omelia di Santa Marta   nella quale papa Bergoglio, proprio prima del Concistoro straordinario sulla famiglia aperto dalla ormai altrettanto famosa relazione del cardinale Walter Kasper, trattò del “fallimento dell’amore” e invitò “ a non condannare, ma accompagnare le persone”.

Quanto al card. Kasper, egli ha toccato lo spinoso problema dei matrimoni di persone divorziate, all’interno di una complessa relazione sulla famiglia. Problema che, secondo il porporato non si può ridurre alla questione dell’ammissione alla comunione, ma va affrontato col necessario “discernimento spirituale”, che “non è un facile compromesso tra gli estremi fra rigorismo e lassismo”, bensì come ogni virtù, una perfezione al di là di quegli estremi, il cammino della sana via di mezzo giustificata e della giusta misura”.

 
Eppure tale posizione, postulata in forma propositiva per il confronto sinodale, come ha avuto modo di ribadire lo stesso card. Kasper in una recente assemblea diocesana ad Assisi, ha suscitato forti reazioni per quello che si sa già all’interno del Concistoro, ma anche e soprattutto al di fuori con puntuali interventi e libri.
 
 
Tuttavia, non si può non ricordare come la questione siano ormai anni che viene dibattuta, nel segno di un’urgenza pastorale sempre più incombente. Benedetto XVI l'ha affrontata  in un incontro con il clero della diocesi di Aosta il 25 luglio 2005. E già prima, nel 1998, l’allora cardinale Ratzinger ne aveva parlato in un testo intitolato A proposito di alcune obiezioni contro la dottrina della Chiesa circa la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati.


Per tornare al dibattito attuale, l’arcivescovo di Milano, Scola contrario all’eucaristia agli uniti in seconde nozze, ha auspicato con un intervento su la rivista il Regno dal titolo l’antropologia e l’eucaristia una riforma della procedura di nullità matrimoniale sulla falsariga del matrimonio rato e non consumato. Posizione, quest’ultima che, per la verità, aveva delineato lo stesso Kasper, col proporre che “il vescovo possa affidare questo compito a un sacerdote con esperienza spirituale e pastorale quale penitenziere o vicario episcopale”.

giovedì 18 settembre 2014

La Chiesa “in uscita”

All’ udienza generale di ieri mattina, proseguendo la catechesi ai fedeli su ciò che significa Chiesa “cattolica” e “apostolica”, papa Francesco ha riaffermato concetti che danno ancora una volta il senso del suo pontificato e ne rappresentano il programma.
Il Papa ha ricordato che la Chiesa è cattolica, perché è universale, evocando san Cirillo di Gerusalemme, quando afferma: «La Chiesa senza dubbio è detta cattolica, cioè universale, per il fatto che è diffusa ovunque dall’uno all’altro dei confini della terra; e perché universalmente e senza defezione insegna tutte le verità che devono giungere a conoscenza degli uomini, sia riguardo alle cose celesti, che alle terrestri» (Catechesi XVIII, 23).
 
Ma è a proposito del secondo termine, “apostolica”, che il Santo Padre ha usato un’espressione significativa quanto propria:
“ Se la Chiesa è nata cattolica, vuol dire che è nata «in uscita», che è nata missionaria. Se gli Apostoli fossero rimasti lì nel cenacolo, senza uscire a portare il Vangelo, la Chiesa sarebbe soltanto la Chiesa di quel popolo, di quella città, di quel cenacolo. Ma tutti sono usciti per il mondo, dal momento della nascita della Chiesa, dal momento che è disceso su di loro lo Spirito Santo. E per questo la Chiesa è nata “in uscita”, cioè missionaria. È quello che esprimiamo qualificandola apostolica, perché l’apostolo è quello che porta la buona notizia della Risurrezione di Gesù. Questo termine ci ricorda che la Chiesa, sul fondamento degli Apostoli e in continuità con essi - sono gli Apostoli che sono andati e hanno fondato nuove chiese, hanno costituito nuovi vescovi e così in tutto il mondo, in continuità. Oggi tutti noi siamo in continuità con quel gruppo di Apostoli che ha ricevuto lo Spirito Santo e poi è andato in “uscita”, a predicare -, è inviato a portare a tutti gli uomini questo annuncio del Vangelo, accompagnandolo con i segni della tenerezza e della potenza di Dio”.
Ed è per questo che, oggi più che mai, La Chiesa «missionaria» ha bisogno di un governo più agile ed efficiente. Sempre ieri si è conclusa la sesta riunione, del Consiglio dei nove cardinali, il cosiddetto C9 voluto da Papa Francesco per aiutarlo nel governo della Chiesa e la riforma della Curia romana. In particolare sono stati focalizzati i temi del laicato e della famiglia”, della giustizia e della pace, della carità” come anche dei migranti, dell’ecologia e della tutela della vita. Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi ha spiegato che si tratta di capire come strutturare il governo della Chiesa, per dare indicazioni e orientamenti su questi temi con riferimento in questo caso ai pontifici consigli. E’ stata inoltre predisposta una bozza introduttiva della nuova costituzione apostolica che dovrebbe vedere la luce nel 2015. Al termine di questo processo, infatti, il Pontefice promulgherà una costituzione apostolica sostitutiva della vigente Pastor Bonus (1988) che regolamenta l'organigramma della Curia romana.

domenica 14 settembre 2014

L’antidoto contro il peccato

La Chiesa celebra ogni 14 settembre la festa dell’ Esaltazione della Santa Croce, ossia il trionfo della Croce, segno e strumento della salvezza dei credenti in Cristo, come si richiama nel Prefazio della Messa odierna “Nell’albero della Croce tu (o Dio) hai stabilito la salvezza dell’uomo, perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita, e chi dall’albero traeva vittoria, dall’albero venisse sconfitto, per Cristo nostro Signore”.

Questa celebrazione è antica e risale, con il suo peculiarie significato, all’epoca di Costantino, che “aveva fatto costruire a Gerusalemme una basilica sul Golgota e un’altra sul Sepolcro di Cristo Risorto. La dedicazione di queste basiliche avvenne il 13 settembre dei 335. Il giorno seguente si richiamava il popolo al significato profondo delle due chiese, mostrando ciò che restava del legno della Croce del Salvatore. Da quest’uso ebbe origine la celebrazione del 14 settembre. A questo anniversario si aggiunse poi il ricordo della vittoria di Eraclio sui Persiani (628), ai quali l’imperatore strappò le reliquie della Croce, che furono solennemente riportate a Gerusalemme. L’uso liturgico che vuole la Croce presso l’altare quando si celebra la Messa, rappresenta un richiamo alla figura biblica del serpente di rame che Mosè innalzò nel deserto: guardandolo gli Ebrei, morsicati dai serpenti erano guariti. Giovanni nel racconto della Passione dovette aver presente il profondo simbolismo di questo avvenimento dell’Esodo (cf prima lettura), e la profezia di Zaccaria, quando scrive: «Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto » (Zc 12,10; Gv 19,37). Il simbolo della croce ha sacralizzato per secoli ogni angolo della terra e ogni manifestazione sociale e privata. Oggi rischia di essere spazzato via o peggio strumentalizzato da una moda consumistica. Tuttavia rimane sempre un simbolo che fa volgere lo sguardo a tutti i «crocifissi» di sempre: i poveri, gli ammalati, i vecchi, gli sfruttati…” (http://www.maranatha.it/Festiv2/festeSolen/0914Page.htm).
 
Le letture Nm 21, 4b-9, Fil 2, 6-11, Gv 3, 13-17, proclamate oggi aiutano a penetrare il significato di quel simbolo. Papa Francesco nella omelia di stamani nella basilica vaticana ne ha illustrato i contenuti, ricordando tra l’altro che “chi si affida a Gesù crocifisso riceve la misericordia di Dio che guarisce dal veleno mortale del peccato”.